Brusciano, nell’area vesuviana della provincia di Napoli, è una comunità dalla forte identità civica e religiosa, cresciuta fra lavoro agricolo, artigianato e una tradizione di feste popolari che scandiscono l’anno. Nel tempo, la celebrazione in onore di Sant’Antonio di Padova è diventata il cuore simbolico della città: strade addobbate, luminarie, musica, processioni e soprattutto i gigli, grandi macchine votive innalzate e “ballate” dalla popolazione, rendono questa festa un unicum del patrimonio culturale campano. Questa identità comunitaria e la memoria storica della festa sono richiamate anche nei materiali divulgativi e nei cenni storici curati a livello locale.
La tradizione fa risalire l’origine della festa al 13 giugno 1875, in via Cortaucci (oggi via G. Cavalcanti), quando si verificò l’episodio ritenuto miracoloso che consolidò a Brusciano la devozione per Sant’Antonio. Protagonista è ricordata Francesca De Falco, detta “Zi’ Cecca”, povera popolana che, per la guarigione del figlio gravemente malato, aveva promesso una testiera d’oro al Bambinello del Santo. Non potendo sostenere la spesa, offrì una guantiera di fiori e sedici ostie: secondo il racconto, tredici di esse, “volteggiando”, si disposero a mo’ di cappellino sul capo del Bambinello, segno interpretato come chiara benedizione. La notizia oltrepassò rapidamente i confini del paese e la comunità, in segno di riconoscenza, prese a celebrare annualmente la festa in onore del Santo.
Dalla memoria del prodigio nasce la Festa dei Gigli di Brusciano, che nel corso dei decenni si struttura attorno ai comitati (associazioni cittadine), ciascuno responsabile di un proprio giglio: alti obelischi lignei (fino a ~25 m) rivestiti annualmente da nuove scenografie in cartapesta, con temi e apparati iconografici originali. I gigli, inizialmente opere immobili, vennero via via portati a spalla da squadre di portatori (paranze), al ritmo di musiche e canzoni occasionali; figure carismatiche come i capiparanza hanno regolato le fasi della ballata tra i comandi tradizionali di “alzata” e “pusata”. La più antica tra le formazioni ricordate è Ortolano 1875, che ancora oggi richiama l’orgoglio delle origini. Con gli anni, luminarie, cortei e un crescente coinvolgimento popolare hanno definito la forma moderna dell’evento.
L’anno 2025 segna un traguardo storico: il 150° anniversario del miracolo che, secondo la tradizione, diede avvio alla festa. La ricorrenza non è solo celebrazione: è occasione di memoria storica, di approfondimenti culturali, di mostre e rievocazioni, e soprattutto di trasmissione alle nuove generazioni del senso della festa, che tiene insieme fede, lavoro artigiano, musica e coesione sociale. Questa edizione speciale mette al centro il racconto delle origini e la continuità del rito nella comunità bruscianese, con un programma che abbraccia momenti liturgici, folklorici e spettacolari.
Il calendario si sviluppa nell’ultima settimana di agosto, con celebrazioni religiose, la processione del Santo, serate musicali e sfilate, fino alla ballata dei gigli della domenica. Ogni comitato allestisce il proprio obelisco e coordina i musicisti (fanfara) e la paranza dei portatori. La città si anima di addobbi e luminarie; i gigli s’innalzano in piazza prima della partenza e, al segnale del capoparanza, vengono sollevati e “ballati” lungo il percorso: avanzate, soste, girate a 360°, ondeggiamenti ritmati dalla musica e dall’entusiasmo della folla. La notte, l’eco delle fanfare e dei cori accompagna l’ultima parte della festa, che prosegue con eventi conclusivi. Questa struttura del rito, in cui sacro e popolare convivono, è descritta e tramandata nelle cronache locali e nei testi divulgativi dedicati alla festa.
Nei giorni precedenti, grande partecipazione suscita l’alzata della borda, ovvero l’erezione del palo maestro da cui si sviluppa l’intera struttura: è il segno tangibile che la festa entra nel vivo. In parallelo, gli artigiani completano apparati decorativi, bassorilievi e pitture in cartapesta che rivestiranno il giglio, mentre i musicisti provano i brani e i comitati definiscono gli ultimi dettagli logistici. Tutto confluisce nella ballata, quando l’obelisco, simbolo di devozione e fatica collettiva, attraversa le vie cittadine tra applausi e commozione.
Nel 2025 i gigli ufficiali sono sei; ciascun nome esprime un’identità, uno stile musicale e un quartiere di riferimento, e ogni comitato cura costruzione, musica e paranza del proprio obelisco:
La Festa dei Gigli di Brusciano è rito di memoria collettiva: custodisce il ricordo del miracolo del 1875 e lo rinnova ogni anno nel linguaggio della città — musica, lavoro, fede, danza dei gigli — facendo convivere storia e presente. Nella ricorrenza del 150° anniversario, Brusciano riafferma il proprio patrimonio immateriale e lo consegna al futuro, testimoniando come una tradizione locale possa continuare a generare coesione, orgoglio e cultura condivisa.